Dichiarazioni di intento e prove nelle vendite EU

Nel prosieguo alcune note (ho cercato di essere conciso…) sulle dichiarazioni di intento e sui mezzi di prova nelle vendite intracomunitarie .

Dichiarazioni di intento

Il nuovo modello delle dichiarazioni di intento, differisce dal vecchio sostanzialmente per il solo fatto di non riportare più i campi nei quali l’esportatore abituale attribuiva un numero ed una data al documento.

Con le norme in vigore da inizio anno, infatti, la dichiarazione di intento non deve essere più numerata, registrata, conservata e consegnata dall’esportatore abituale al proprio fornitore.

Per fruire del regime di non imponibilità, è necessario che “l’intento di avvalersi della facoltà di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione della imposta risulti da apposita dichiarazione, redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze, contenente l’indicazione del numero di partita Iva del dichiarante nonché l’indicazione dell’ufficio competente nei suoi confronti, trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrate, che rilascia apposita ricevuta telematica”.

Ora non è più necessario che la dichiarazione, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle entrate, venga consegnata al fornitore o prestatore.

Per rendere effettivamente efficace la novità normativa, il Provvedimento AdE del 27/02/2020 ha previsto che, dal 2 marzo, il fornitore dell’esportatore abituale ha la possibilità di visualizzare nel proprio cassetto fiscale le dichiarazioni di intento di cui risulta destinatario; dal cassetto fiscale il fornitore ricaverà gli “estremi del protocollo di ricezione”, dato questo che deve essere necessariamente inserito in fattura, intendendo per tale obbligo la trasposizione in un campo del file XML.

Nella prassi, è bene continuare a inviare per canali informali (ad esempio via e-mail) una copia della dichiarazione di intento al proprio fornitore, in quanto è improbabile che lo stesso verifichi quotidianamente il cassetto fiscale, e non esiste nessun alert circa la presenza di un nuovo documento da scaricare. In questa comunicazione è importante ricordare al fornitore di entrare nel proprio cassetto fiscale. Nell’area relativa alle dichiarazioni di intento si trova un elenco di tutte le dichiarazioni di intento ricevute, con i relativi numeri di protocollo attribuiti dall’Agenzia. Questo numero deve essere riportato sulla fattura emessa.

Tuttavia, la norma prevede l’obbligo di verificare l’avvenuta presentazione delle dichiarazioni di intento.

Quando si apre la singola dichiarazione di intento sul cassetto fiscale, sul file PDF che si genera, compare l’identificativo della persona che ha eseguito la richiesta e la data della richiesta di visualizzazione. Questo pdf deve essere conservato per poter dimostrare che si è verificata l’avvenuta presentazione, anche perché è prevista una sanzione nel caso in cui non sia stata verificata la dichiarazione di intento prima della cessione di beni o della prestazione di servizi, non prima della

della fatturazione.

Per esemplificare, si pensi alla seguente ipotesi:

  • ddt del 10 maggio,
  • dichiarazione d’intento presentata il 5 maggio ma riscontrata il 31,
  • data della fattura 31 maggio.

La fattura dovrà esporre l’Iva.

La nuova normativa, pertanto, prevede che fornitore e cliente collaborino strettamente, per evitare spiacevoli conseguenze.

 

Mezzi di prova dell’avvenuta cessione intra.

Le cessioni  intracomunitarie di beni beneficiano del regime di non imponibilità Iva a condizione se sussistano tutti i seguenti requisiti (articolo 41 D.L. 331/1993):

  • cedente e cessionario siano soggetti passivi d’imposta in due Stati membri diversi (e iscritti al Vies);
  • la cessione avvenga a titolo oneroso;
  • i beni siano trasportati da uno Stato membro con destinazione altro Stato membro (diverso da quello di partenza).

Proprio in relazione a tale ultimo requisito, negli anni passati si erano evidenziate particolari criticità portate anche all’attenzione della Corte di Giustizia Ue nel contesto delle frodi Iva intracomunitarie. Il dibattito in ambito comunitario ha portato infine all’approvazione del Regolamento 4.12.2018, n. 1912/UE che ha inserito il nuovo articolo 45-bis al Regolamento 282/2011 in vigore dallo scorso 1° gennaio 2020.

In base alle richiamate novità sono stati “codificati” i mezzi di prova nelle due ipotesi di trasporto a cura del cedente e nel caso del trasporto a cura del cessionario, ricordando che si tratta di una presunzione relativa.

L’Ade ha risposto ad una istanza di interpello (n. 117 fornita il 23 aprile) presentata da una società che abitualmente pone in essere cessioni intracomunitarie “franco magazzino”, ossia con trasporto a cura dell’acquirente.

Nella risposta l’Ade  afferma che il CMR, anche in mancanza della firma del cessionario, integrato con la dichiarazione del cessionario di avvenuta ricezione della merce nel Paese di destinazione, costituisce mezzo di prova rilevante per comprovare la non imponibilità Iva della cessione intracomunitaria, laddove siano individuabili i soggetti coinvolti (cedente, vettore e cessionario), o dati dell’operazione e siano conservate le fatture di vendita, la documentazione bancaria attestante il pagamento, i documenti contrattuali e gli elenchi Intrastat.

Nel condividere la soluzione proposta dalla società istante, l’Agenzia delle entrate, richiamando la risposta n. 100 dell’8 aprile 2019, precisa che gli ulteriori documenti utilizzati a corredo del documento di trasporto attestante la destinazione dei beni e normalmente firmati dal trasportatore per presa in carico (il CMR), possono costituire prova della cessione intracomunitaria in presenza delle seguenti condizioni:

  • devono essere individuabili i soggetti coinvolti nell’operazione (cedente, cessionario e vettore), nonché tutti i dati utili a definire l’operazione a cui si riferiscono;
  • devono essere conservate le fatture di vendita, i documenti attestanti il pagamento, la documentazione contrattuale e gli elenchi Intrastat.

Si rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento si rendesse necessario.

dott. Michele Tavernini



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