Direttiva contro l’abuso sessuale sui minori – adempimenti per i datori di lavoro

Il D.Lgs n. 39/2014, articolo 2, impone, a coloro che impiegano soggetti in attività a contatto diretto e regolare con minori, di richiedere agli stessi il certificato penale del Casellario Giudiziale al fine di verificare l’esistenza di condanne per i reati legati allo sfruttamento sessuale dei più giovani:  articolo 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (pornografia virtuale), 600-quinquies (turismo sessuale) e 609-undecies (adescamento dei minorenni), ovvero l’irrogazione di sanzioni  interdittive all’esercizio di attivita’ che comportino contatti diretti e regolari con minori.

La disposizione in esame sta provocando molte preoccupazioni, sia in termini operativi, sia in relazione alle sanzioni correlate:  da 10mila a 15mila euro.

Il Ministero della Giustizia il 3 aprile 2014 ha pubblicato sul proprio  sito internet una Circolare di chiarimento sull’argomento e due note esplicative (prima nota;  seconda nota). In particolare, viene precisato che l’obbligo attiene i soli rapporti di lavoro stipulati a partire dal 6 aprile 2014 e che l’ufficio del casellario centrale sta operando sul sistema informativo gli interventi necessari per fornire al datore di lavoro il certificato di cui al richiamato articolo 25, che contenga però le sole iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati espressamente indicati nell’articolo 25 bis. Nel frattempo, ossia fino a quando non sarà disponibile l’aggiornamento del sistema informativo, gli uffici locali del casellario presso ogni Procura della Repubblica forniranno al datore di lavoro, che dimostri di avere acquisito il  consenso dell’interessato, l’attuale certificato penale del casellario giudiziale di cui all’articolo 25 del T.U., denominato “certificato penale del casellario giudiziale (art. 25 bis in relazione all’art. 25 D.P.R. 14/11/2002 n. 313)”. Dal momento che intercorre un certo tempo (fino a 15 gg) tra la presentazione della richiesta e l’evasione, è possibile adempiere all’obbligo tramite una dichiarazione sostitutiva di atto notorio: si noti che questa può essere rilasciata solo dopo che è stato richiesto il certificato penale del Casellario Giudiziale.

Il  modulo, opportunamente compilato, dovrà essere presentato al Casellario Giudiziale, presso la procura della repubblica. Nell’intervento del Ministero sono stati chiariti anche i costi.

Non è chiaro cosa si debba o possa fare nel caso in cui, per il futuro dipendente dovesse risultare una condanna per i reati di cui si sta trattando.

É stato invece chiarito che non rientrano nell’obbligo della certificazione del Casellario Giudiziale i soggetti che prestano la propria opera presso le società e associazioni (sportive, culturali ecc…) con i quali non si sia configurato un rapporto di lavoro autonomo o subordinato. Pertanto nulla dovrà essere richiesto ai soggetti che svolgono attività di mero volontariato presso società e associazioni sportive dilettantistiche, culturali ecc… né a coloro i quali percepiscono i compensi di cui all’art. 67, comma 1, lett. m), del TUIR (cosiddetti collaboratori sportivi ex “legge Pescante”).

Si ritiene consigliabile richiedere il certificato in parola tutte le volte in cui il lavoratore potrà avere contatti con i minori, e si dovrà tenere conto che l’adempimento allungherebbe non poco (fino a 15 gg) i tempi richiesti per l’assunzione. Per ovviare a questo problema, come si è detto anche in precedenza, nel periodo tra la richiesta del certificato al Casellario ed il rilascio, è possibile che il dipendente rilasci una dichiarazione sostitutiva di atto notorio per attestare la propria situazione e permettere così l’assunzione.

Lo Studio rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento si rendesse necessario.

Cordiali saluti,

dott. Michele Tavernini



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