I controlli sulle false partite IVA

L’ex ministro del Lavoro Fornero ha introdotto nel 2012 delle misure volte a regolarizzare quei lavoratori titolari di partite IVA “false”. La riforma è rivolta ad impedire il fenomeno dei datori di lavoro che inducono i propri dipendenti ad aprire una partita IVA al sol fine di evitare contratti di lavoro, più gravosi e scomodi. Per il ricorso alla presunzione di “fittizietà” della partita IVA, è richiesta la sussistenza di almeno due dei seguenti presupposti:

1. durata della collaborazione: tale periodo  deve essere almeno pari a 8 mesi annui, cioè 241 giorni, anche non continuativi, nell’arco di due anni consecutivi. Il presupposto potrà realizzarsi solo a decorrere dai periodi 1° gennaio-31 dicembre degli anni 2013 e 2014. La verifica potrà essere effettuata una volta maturati i due anni indicati dalla normativa in materia;

2. fatturato: deve essere pari all’80% del ricavato nell’arco di due anni solari consecutivi. Si considerano i soli corrispettivi derivanti da prestazioni autonome, fatturate emesse, anche se non incassate, nel biennio solare decorrente dal 18 luglio 2012. Il limite del corrispettivo si considera superato anche quando deriva da fatture emesse, anche se non incassate, a più soggetti riconducibili allo stesso centro d’imputazione d’interessi. Anche in tal caso, si potrà procedere alla verifica, decorsi i due anni indicati dalla normativa in materia;

3. postazione fissa di lavoro: quando, negli archi temporali utili alla realizzazione di una delle altre condizioni indicate, il collaboratore possa usufruire di una postazione ubicata in locali in disponibilità del committente, si dovrà in pratica dimostrare di avere una vera e propria scrivania.

Qualora la p.iva venga ritenuta “falsa” il datore dovrà obbligatoriamente assumere il proprio dipendente mediante un contratto di co.co.co., alla base del quale deve esserci uno specifico progetto affinché possa essere legittimo, salvo prova contraria fornita dal committente. Indipendentemente se vi sia la presenza o meno di un progetto, se l’attività è svolta con modalità analoghe a quella esercitata dai lavoratori dipendenti, la co.co.co. sarà comunque convertita in un rapporto dipendente a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto, cioè dalla prima fattura.

La disciplina non opera in alcuni casi:

qualora siano riconosciute capacità teoriche pratiche di grado elevato; quando il titolare della partita IVA possa dimostrare un fatturato annuo non inferiore a 1,25 volte il minimo imponibile previsto per i contributi dovuti dagli artigiani ed esercenti attività commerciali, che per l’anno 2014 è pari a € 19.395 (per quest’anno è ancora da definire); prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali che prevedono un’iscrizione in apposito registro, albo, elenco o ruolo.

Lo Studio rimane a disposizione per chiarimenti

Dott.ssa Balduzzi Catia



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