Trasferte e trasfertisti

La nozione di “trasfertista” sin’ora considerata, corrispondeva a quel lavoratore che è tenuto per la natura delle lavorazioni a muoversi continuamente, a svolgere il proprio lavoro in sedi e luoghi diversi, tant’è che nel contratto di lavoro può non essere indicata una specifica sede di lavoro. Tale inquadramento del lavoratore, assegna al medesimo una specifica maggiorazione della retribuzione (ed uno specifico trattamento fiscale e contributivo),  senza che a tal fine rilevino tempi e luoghi di spostamento.

Cosa ben diversa dalle “trasferte” per le quali il contratto individuale indica una sede di lavoro, con la previsione di un’indennità di trasferta (esente da imposte e contributi entro determinati limiti), quando il lavoratore viene inviato a lavorare fuori dalla stessa e fuori dall’ambito comunale.

Secondo la nuova sentenza della Corte di Cassazione, ai fini della applicazione del regime “trasfertista”, rileva unicamente il dato che il lavoro dei dipendenti sia normalmente svolto in luoghi variabili e che la sede aziendale sia utilizzata per la sola predisposizione di quanto occorre prima di partire per i detti luoghi di lavoro.

Ove si consolidi tale indirizzo, confluirebbero nella classificazione tutti i dipendenti che  svolgono attività lavorativa presso clienti o committenti, con indennità e maggiorazioni di retribuzione  attribuite in funzione delle modalità di espletamento dell’attività.

Si rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento si rendesse necessario.

Cordiali saluti

Dennjs Salvadei