Bilancio, utile di esercizio e dinamiche finanziarie: alcune riflessioni

In queste settimane è iniziata l’attività che vede impegnato lo Studio nella redazione dei bilanci di esercizio riferiti al 2013.

Quando ci si trova a colloquio per commentare il bilancio, si affrontano alcune grandezze che meritano di qualche approfondimento. In questa sede si proverà a rinfrescare la memoria su alcuni concetti base, che sono, in gran parte, estensibili anche ai lavoratori autonomi.

La gestione dell’impresa determina l’utile (o la perdita) dell’esercizio, ossia la grandezza che convenzionalmente misura la ricchezza prodotta (o distrutta) durante un certo intervallo di tempo per effetto dell’attività svolta. L’utile di esercizio non rappresenta denaro. In altri termini le dinamiche economiche sono in gran parte svincolate da quelle finanziarie.

L’utile di esercizio non tiene conto dei crediti o dei debiti commerciali, non è influenzato dalla restituzione del debito contratto per effetto dei mutui bancari, dall’incremento delle giacenze di magazzino e nemmeno dagli acconti di imposta o dagli investimenti. Gli elementi appena ricordati, invece, influenzano le risorse finanziarie presenti in azienda nel modo seguente.

Tutte le volte che viene effettuato un investimento, in senso lato, si hanno minori risorse finanziarie: se acquisto un automezzo o un macchinario ho, a parità di condizioni, meno soldi sul conto corrente bancario, dal momento che scambio il denaro con il bene acquistato. Potrei trovarmi nella situazione di avere un mutuo, ma il senso non cambia: effettuo un investimento e mi ritrovo con minori risorse finanziarie o con un debito da ripagare grazie all’impiego del bene acquistato.

L’incasso di un credito, di contro, fa aumentare le risorse finanziarie, così come un disinvestimento.

Nella dinamica finanziaria ha grande importanza il valore delle giacenze di magazzino: se il valore delle scorte aumenta tra l’inizio dell’anno e la fine dell’anno, si avrà minore liquidità, a parità di condizioni, senza che ciò influisca sull’utile o sul carico fiscale.

L’utile è poi influenzato dagli ammortamenti economici, ossia dalle quote figurative di costo che permettono il recupero economico dei beni ad utilità pluriennale nel tempo. Questi consentono di ricreare o di restituire il capitale iniziale investito in azienda per effettuare gli investimenti tecnici.

Alla luce delle considerazioni svolte si può concludere che una sana gestione aziendale dovrebbe prevedere che l’imprenditore prelevi per sé non più dell’utile prodotto, diminuito dell’incremento dei crediti verso i clienti (soprattutto se conseguenti ad insolvenze della clientela), dell’eventuale incremento delle giacenze di magazzino, dell’incremento di altri crediti (ad esempio gli acconti di imposta) della diminuzione dei debiti commerciali e degli altri debiti a breve termine, nonché dell’eventuale differenza tra gli ammortamenti economici e le quote capitale dei mutui contratti; mentre potrà essere aumentato della diminuzione dei crediti verso i clienti e degli altri crediti in generale, della diminuzione del valore delle giacenze di magazzino e dell’aumento dei debiti verso i fornitori e degli altri debiti a breve termine.

La comprensione delle corrette dinamiche finanziarie in azienda è fondamentale per una sana e prudente gestione capace di fare aumentare la ricchezza disponibile per l’imprenditore.

Una delle esigenze primarie dello Studio è di condividere la conoscenza necessaria alla creazione della ricchezza monetaria aziendale, l’unico vero obiettivo e misura del valore prodotto dagli sforzi e dalle fatiche degli imprenditori.

Per questo motivo è bene accetta qualsiasi domanda o richiesta di approfondimento in argomento.

I miei più cordiali saluti,

dott. Michele Tavernini



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