Omaggi natalizi 2020

Omaggi natalizi, buoni acquisto, buffet/pranzo/ (cena) di Natale

1. Omaggi nataliziAvvicinandosi il Natale, si propone una breve scheda riassuntiva del trattamento degli omaggi natalizi.
In particolare, è bene suddividere i casi in cui i beni omaggiati sono “oggetto” dell’attività di impresa, da quello in cui essi non sono riferibili all’attività svolta dall’impresa che effettua l’omaggio.
Inoltre, si deve distinguere il caso in  cui i beni sono regalati a clienti, oppure ai dipendenti.
Gli aspetti salienti sono da ravvedere nella possibilità, o meno, di detrarre l’IVA sugli acquisti, se assoggettare a IVA l’omaggio, se il costo per l’acquisto del bene è deducibile, oppure se non lo è.
Nella tabella seguente si riepilogano i vari casi.

Beni NON oggetto dell’attività ceduti gratuitamente ai clienti
Per i beni NON oggetto dell’attività ceduti gratuitamente ai clienti è possibile detrarre l’IVA a credito relativa all’acquisto di beni regalati se gli stessi sono:

  • classificabili quali spese di rappresentanza, così come definite ai fini delle imposte dirette;
  • di costo unitario non superiore a € 50.

Si considerano di rappresentanza le spese per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi, effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare, anche potenzialmente, benefici economici per l’impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore.
L’inerenza delle spese di rappresentanza sussiste se le stesse sono:

  • sostenute con finalità promozionali e di pubbliche relazioni;
  • ragionevoli in funzione dell’obiettivo di generare benefici economici;
  • coerenti con gli usi e le pratiche commerciali del settore.

Considerato che gli omaggi natalizi ai clienti, oltre a poter essere qualificati spese di rappresentanza,
costituiscono cessioni gratuite, ai fini IVA trova applicazione anche l’art. 2, comma 2, n. 4), DPR
n. 633/72, ai sensi del quale non costituisce cessione di beni rilevante ai fini IVA la cessione
gratuita di beni:

  • non oggetto dell’attività, di costo unitario non superiore a € 50;
  • per i quali non è stata operata, all’atto dell’acquisto / importazione, la detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 19.
Ne consegue che la cessione gratuita a clienti di beni non oggetto dell’attività dell’impresa è sempre irrilevante ai fini IVA, a prescindere dall’ammontare del relativo costo unitario.
All’atto della consegna dell’omaggio, ai fini IVA, non è richiesta l’emissione di alcun documento fiscale (fattura, ricevuta, ecc.). È tuttavia opportuno emettere un ddt (con causale “omaggio”) o un documento analogo (buono di consegna), al fine di provare l’inerenza della spesa con l’attività esercitata e la natura di spesa di rappresentanza.
Per verificare il superamento dei 50 euro si consideri quanto schematizzato di seguito.
Le regole per identificare le spese di rappresentanza indicate in precedenza valgono anche per i lavoratori autonomi.
Dal punto di vista delle imposte sui redditi le spese di rappresentanza sono deducibili:

  • integralmente nell’anno di sostenimento, se di valore unitario non superiore a € 50;
  • nel limite massimo corrispondente ad una percentuale dei ricavi derivanti dalla gestione caratteristica, se di valore unitario pari o superiore a € 50. In particolare, tale percentuale varia in base all’ammontare dei ricavi come di seguito schematizzato.
I soggetti in contabilità semplificata “per cassa” possono dedurre le spese di rappresentanza nel rispetto delle limitazioni di cui al citato art. 108, comma 2, considerando il periodo d’imposta in cui è avvenuto il pagamento, ovvero, in caso di opzione per la presunzione “registrato = pagato” di cui all’art. 18, comma 5, DPR n. 600/73, quello in cui è effettuata l’annotazione nel registro IVA degli acquisti.
Per quanto concerne gli aspetti IRAP si rimanda allo schema iniziale, in quanto sufficientemente chiaro.

Beni NON oggetto dell’attività ceduti gratuitamente ai dipendenti
Il trattamento IVA dei beni NON oggetto dell’attività ceduti gratuitamente ai dipendenti è sintetizzato nello schema seguente:

Per quanto riguarda il trattamento ai fini delle imposte sui redditi delle cessioni di beni NON oggetto dell’attività ceduti gratuitamente ai dipendenti, esse sono ricomprese fra le spese per prestazioni di lavoro deducibili anche quelle sostenute in denaro / natura a titolo di liberalità a favore dei lavoratori.
Per i lavoratori autonomi il costo degli omaggi destinati ai dipendenti è deducibile.
Per quanto riguarda il trattamento in capo ai dipendenti, si veda quanto sintetizzato nella tabella seguente.
Per quanto riguarda gli aspetti IRAP si rimanda alla tabella iniziale: sono essenzialmente indeducibili.
Beni oggetto dell’attività ceduti gratuitamente a clienti
Passando ai beni oggetto dell’attività ceduti gratuitamente ai clienti, si deve precisare che possono essere “di rappresentanza” le spese sostenute sia per i beni oggetto dell’attività, sia per i beni non oggetto dell’attività.
Dal punto di vista dell’IVA, la cessione gratuita di un bene oggetto dell’attività è rilevante ai fini IVA, a meno che l’imposta relativa all’acquisto non sia stata detratta.
Non rileva quindi il valore del bene (superiore o meno a € 50), come per le cessioni gratuite di beni non
oggetto dell’attività. Da ciò consegue che:

  • indipendentemente dal fatto che la spesa possa o meno essere qualificata “di rappresentanza”, l’impresa può scegliere di non detrarre l’IVA a credito all’acquisto dei beni oggetto dell’attività, al fine di non assoggettare ad IVA la relativa cessione gratuita;
  • se la spesa relativa al bene oggetto dell’attività che si intende omaggiare è qualificata “di
  • rappresentanza”:
    • l’IVA a credito è detraibile solo per i beni di costo unitario non superiore a € 50 ai sensi del citato art. 19-bis1, lett. h);
    • la cessione del bene è rilevante ai fini IVA indipendentemente dal valore dello stesso ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 4), fermo restando che la cessione gratuita è esclusa da IVA se non è stata detratta l’IVA sull’acquisto;
  • se la spesa relativa al bene oggetto dell’attività che si intende omaggiare non può essere qualificata “di rappresentanza”, l’IVA a credito è detraibile e la cessione gratuita è rilevante ai fini IVA indipendentemente dal valore del bene, ferma restando la possibilità di “rinunciare” alla detrazione per escludere dall’IVA la cessione gratuita.

Cessione gratuita rilevante ai fini IVA
In presenza di una cessione gratuita rilevante ai fini IVA:

  • la base imponibile IVA è costituita, ai sensi dell’art. 13, DPR n. 633/72, “dal prezzo di acquisto o, in mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni”;
  • la rivalsa dell’IVA non è obbligatoria, ai sensi dell’art. 18, DPR n. 633/72.

Generalmente, in relazione agli omaggi la rivalsa non è operata e pertanto l’IVA rimane a carico del cedente, costituendo per questo un costo indeducibile ex art. 99, comma 1, TUIR.
In assenza di rivalsa, l’operazione può essere documentata utilizzando una delle seguenti soluzioni alternative:

  • tenuta del registro degli omaggi, sul quale annotare l’ammontare complessivo delle cessioni gratuite effettuate in ciascun giorno, distinte per aliquota.
  • emissione di una fattura con applicazione dell’IVA, senza addebitare la stessa al cliente, specificando che trattasi di “omaggio senza rivalsa dell’IVA ex art. 18, DPR n. 633/72”;
  • emissione di un’autofattura in unico esemplare, con indicazione del valore dei beni come sopra individuato (prezzo di acquisto o di costo), dell’aliquota e della relativa imposta, specificando che trattasi di “autofattura per omaggi”.

Detta autofattura può essere singola per ciascuna cessione (“autofattura immediata”) ovvero globale mensile per tutte le cessioni effettuate nel mese (“autofattura differita”).
L’emissione del ddt, necessaria per poter effettuare la fattura differita, è comunque consigliabile anche in caso di autofattura immediata, al fine di identificare il destinatario e provare l’inerenza con l’attività dell’impresa.
TRATTAMENTO IRPEF / IRES
Ai fini delle imposte dirette, gli acquisti dei beni in esame rientrano tra le spese di rappresentanza di cui all’art. 108, comma 2, TUIR in base ai criteri contenuti nel citato DM 19.11.2008, senza distinzioni, come evidenziato, tra beni oggetto e non oggetto dell’attività dell’impresa.
Sono quindi applicabili le regole sopra illustrate con riferimento agli omaggi destinati ai clienti di beni non oggetto dell’attività.
TRATTAMENTO IRAP
Ai fini IRAP, relativamente ai costi sostenuti per l’acquisto di beni oggetto dell’attività destinati ad omaggio per i clienti, valgono le medesime considerazioni sopra illustrate con riferimento ai beni non oggetto dell’attività destinati ad essere omaggiati a clienti. Tali costi sono quindi:

  • deducibili per i soggetti che applicano il metodo da bilancio;
  • indeducibili per i soggetti che applicano il metodo fiscale.

Beni oggetto dell’attività ceduti gratuitamente a dipendenti
IVA: gli omaggi ai dipendenti di beni oggetto dell’attività dell’impresa non configurano spese di rappresentanza e pertanto la relativa IVA è detraibile e la cessione gratuita va assoggettata ad IVA, senza obbligo di rivalsa nei confronti dei destinatari.
Analogamente a quanto evidenziato per gli omaggi ai clienti, all’atto dell’acquisto il datore di lavoro può scegliere di non operare la detrazione dell’IVA di detti beni, al fine di non assoggettare ad IVA la relativa cessione gratuita.
TRATTAMENTO IRPEF / IRES
Dal punto di vista del datore di lavoro, anche quando l’omaggio ai dipendenti è un bene oggetto dell’attività e la relativa spesa è deducibile come spesa per prestazioni di lavoro.
Tassazione in capo al dipendente. Anche al fine della tassazione in capo al dipendente trova applicazione quanto illustrato per i beni non oggetto dell’attività (erogazioni liberali in natura da tassare / non tassare a seconda dell’ammontare annuo superiore o meno a € 258,23 ex art. 51, commi 3 e 3-bis, TUIR).
Dal punto di vista IRAP, rimandando alla tabella iniziale, i costi sono indeducibili.

Per quanto attiene ai contribuenti forfetari, ai fini IVA, non si pone alcun problema di trattamento delle spese in esame considerato che sia nel regime forfetario è prevista la non detraibilità dell’IVA sugli acquisti.
Dal punto di vista dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRAP, considerato che per i soggetti in esame il reddito imponibile è determinato applicando ai ricavi / compensi lo specifico coefficiente di redditività previsto in base al settore di attività, le spese / oneri sostenuti (fatta eccezione per i contributi previdenziali) non assumono alcun rilievo.

2. Buoni acquisto
Con riferimento alla pratica di omaggiare buoni acquisto utilizzabili in un determinato punto vendita o gruppo di negozi convenzionati (tra la casistica in esame si ritiene che possono essere ricomprese anche le c.d. “smart box”), il trattamento applicabile è così sintetizzabile.
TRATTAMENTO IVA
Il D.Lgs. n. 141/2018 ha recepito il regime IVA applicabile ai c.d. “voucher” (buoni – corrispettivo).
In tale contesto, il Legislatore ha individuato 2 tipologie di buono (su supporto fisico / in formato elettronico): il buono monouso e il buono multiuso, la cui definizione è collegata alla conoscenza o meno della disciplina IVA applicabile alla cessione / prestazione cui il buono dà diritto.
La differenza tra le due tipologie di buoni si riflette sull’individuazione del momento di effettuazione dell’operazione, in quanto, per i primi risulta “anticipata” al momento di emissione, mentre per i secondi si realizza all’atto dell’utilizzo. Ciò comporta che:

  • il buono-corrispettivo monouso consente di applicare (già) al momento dell’emissione il trattamento IVA della cessione / prestazione a cui il buono dà diritto, con conseguente assoggettamento ad IVA;
  • con il buono-corrispettivo multiuso, non essendo noti i suddetti elementi, è necessario attendere il momento di utilizzo del buono. Conseguentemente, l’emissione del buono non è assoggettata ad IVA.

TRATTAMENTO IRPEF / IRES
Si ritiene che il trattamento del costo sostenuto dall’impresa / datore di lavoro per l’acquisto dei buoni da omaggiare a clienti / dipendenti debba essere individuato sulla base di quanto sopra illustrato con riferimento ai costi sostenuti per i beni non oggetto dell’attività.
Tassazione in capo al dipendente
Come sopra evidenziato, ai sensi del comma 3-bis dell’art. 51, TUIR, sono da considerare erogazioni liberali in natura a favore dei dipendenti anche le erogazioni di beni, prestazioni, opere e servizi che il datore di lavoro effettua mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale.
Conseguentemente, così come confermato dall’Agenzia delle Entrate nella citata Circolare n. 28/E, il buono acquisto / voucher che il datore di lavoro regala al dipendente non configura un reddito tassabile per quest’ultimo se di importo non superiore ad € 258,23.

3. Buffet / Pranzo / (cena) di Natale
Il buffet / pranzo / cena organizzati dall’impresa / datore di lavoro per lo scambio degli auguri
costituiscono una prestazione di servizi gratuita (somministrazione di alimenti e bevande) e non
rientrano quindi nelle cessioni gratuite sopra analizzate.
In merito, nella citata Circolare n. 34/E, l’Agenzia ha specificato che le spese per feste e ricevimenti
organizzati in occasione di ricorrenze aziendali e festività costituiscono spese di rappresentanza
a meno che all’evento siano presenti esclusivamente i dipendenti. Quindi, la spesa sostenuta
dal datore di lavoro per il buffet / pranzo / cena di Natale organizzati:

  • esclusivamente per i propri dipendenti non può essere considerata “di rappresentanza”. Di conseguenza:
  • (anche) con soggetti terzi rispetto all’impresa (clienti, istituzioni, ecc.), rientra tra le spese di rappresentanza:
Lo studio rimane a disposizione per qualsiasi approfondimento in materia.
Cordiali saluti e Buon Natale.
dott. Michele Tavernini


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